Ambiti di intervento

Autolesionismo in Adolescenza

I comportamenti autolesivi in adolescenza sono un segnale di sofferenza che merita ascolto e una valutazione clinica tempestiva, con la giusta attenzione. L’autolesionismo in adolescenza è un fenomeno più diffuso di quanto si pensi, e riconoscerlo per tempo permette di intervenire prima che si consolidi come modalità disfunzionale di gestione delle emozioni.

Autolesionismo in adolescenza, illustrazione dello studio della dottoressa Giada Lunardi
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Cosa comprende

Con autolesionismo si intendono comportamenti volti a procurarsi un danno fisico, spesso come modalità disfunzionale di gestione di emozioni intense o difficili da esprimere altrimenti. Le forme più comuni di autolesionismo in adolescenza comprendono tagli, bruciature o altri gesti ripetuti nel tempo, spesso tenuti nascosti ai familiari.

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L’importanza di non minimizzare

Anche episodi isolati meritano attenzione: una valutazione clinica tempestiva permette di comprendere il significato del gesto e di intervenire precocemente. Minimizzare o colpevolizzare il ragazzo rischia di allontanarlo ulteriormente dalla possibilità di chiedere aiuto.

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Il percorso di presa in carico

La valutazione approfondisce il funzionamento psichico del ragazzo e imposta, quando necessario, un percorso terapeutico integrato con il coinvolgimento della famiglia e/o farmacologico quando necessario. L’obiettivo è aiutare l’adolescente a sviluppare modalità più funzionali per riconoscere ed esprimere le proprie emozioni.

Quali sono i segnali dell’autolesionismo in adolescenza

Riconoscere per tempo i segnali dell’autolesionismo in adolescenza può fare una grande differenza: tagli, graffi o bruciature su braccia, gambe o addome, spesso nascosti sotto maniche lunghe anche in stagioni calde, oggetti taglienti nascosti nella stanza, cicatrici o ferite non spiegate, un ritiro sociale improvviso, oppure cambiamenti significativi dell’umore e del comportamento. È importante osservare questi segnali con la giusta attenzione, senza minimizzarli: un ascolto aperto e non giudicante è spesso il primo passo per permettere al ragazzo o alla ragazza di parlare di ciò che sta vivendo, ed è il presupposto per accedere a un percorso di valutazione specialistica.

Come possono aiutare i genitori

Di fronte a un sospetto o alla scoperta di comportamenti autolesivi, la reazione dei genitori è determinante: mantenere la calma, evitare rimproveri o punizioni, e mostrarsi disponibili all’ascolto senza forzare confidenze immediate sono atteggiamenti che favoriscono l’apertura del ragazzo. È importante ricordare che l’autolesionismo in adolescenza non è quasi mai un tentativo di manipolazione, ma un modo, per quanto disfunzionale, di gestire un dolore emotivo che il ragazzo non riesce ancora a esprimere diversamente. Rivolgersi a un professionista, anche solo per un consulto iniziale, è un passo importante per capire come muoversi e sostenere al meglio il proprio figlio.

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